La personalità Narcisistica… e tu, lo sei?
















“C'è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di sé.”
OSCAR WILDE
































Ciao e ben ritrovato/a,

oggi voglio parlarti della personalità NARCISISTICA.

 

La psicologia ne parla come un disturbo, trattando le persone come pazienti da riabilitare e guarire.

 

Il mio approccio vede la persona come essere unico in una esperienza unica e personale.

 

Credo che ogni individuo si trovi proprio dove deve essere nel suo percorso evolutivo.

 

Per questo ora sei qui, a leggere di questo articolo, perché quando hai cercato di quest’argomento, “il caso” ti ha portato proprio qui.

 

Spero che sarai motivato e paziente nel leggere fino in fondo!

 

Nel farlo, tieni il cuore aperto, e apriti a nuovi punti di vista.

 

LA PERSONALITA’ NARCISISTICA

Hai mai letto il libro o visto il film Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde?

Immagino di si, in caso contrario lo trovi qui sotto.

 

Che tu lo sia (o lo sia stato/a) o che tu abbia avuto modo di incontrare una persona e di entrarci in relazione narcisistica, questo articolo ti risulterà utile anche per un “self-check” per vedere a che punto sei riguardo a questo tema.

 

Non so se hai già letto l’articolo sulla “dipendenza affettiva” (ti suggerisco di farlo), tema molto delicato e connesso a questo che segue.

 

Riporto di seguito il famoso brano proprio sul tema, Tratto da Nancy Mc Williams – “La diagnosi psicoanalitica”, dove la Mc Williams ci introduce proprio come sia definita dagli psicoanalisti, la personalità narcisistica.

 

Gli psicoanalisti definiscono narcisistiche le personalità organizzate intorno al mantenimento della propria autostima tramite le conferme provenienti dall’esterno.

 

Tutti noi siamo in una certa misura suscettibili circa la nostra identità personale e il nostro valore e cerchiamo di vivere in modo da sentirci bene con noi stessi.

 

Il nostro orgoglio viene aumentato dall’approvazione e ferito dalla disapprovazione.

 

In alcuni di noi la continua ricerca di “rifornimenti narcisistici”, o sostegni dell’autostima, eclissa talmente ogni altra questione da farci apparire eccessivamente concentrati su noi stessi.

Il narcisismo, normale o patologico, è un argomento cui Freud (1914) ha prestato un’attenzione ricorrente.

 

Egli trasse il termine dal mito greco di Narciso, il giovane innamorato del proprio riflesso nell’acqua, che morì per un desiderio che la sua immagine non poteva soddisfare.

 

Freud però aveva poco da dire sulla terapia di coloro in cui le preoccupazioni narcisistiche hanno un ruolo centrale.

 

Si è notato che alcune persone hanno -> problemi di autostima (hai fatto il Test? No? Clicca qui) che non possono essere spiegati unicamente in termini di pulsioni e conflitti inconsci e che, di conseguenza, sono difficili da trattare facendo riferimento a modelli di terapia basati sul conflitto.

 

All’esperienza di queste persone sembra adattarsi meglio un modello di deficit: nella loro vita interiore manca qualcosa.

 

Preoccupate di come appaiono agli altri, le persone con personalità narcisistica possono sentirsi intimamente disoneste e incapaci di amare.

 

Ciò che le persone narcisistiche hanno in comune è un senso interiore e/o terrore di inadeguatezza, vergogna, debolezza e inferiorità.

 

I loro comportamenti atti a compensare la mancaza possono essere molto diversi, ma rivelano afflizioni e schemi mentali simili.

 

Chi è narcisista è spesso elusivo nella sua patologia e non è così manifestatamente dannoso.

 

Il suo percorso è lento e costante nell’insinuarsi nella vita dell’altro fino a renderlo succube e sottomesso al suo volere.

 

LA PERSONALITÀ’ NARCISISTA: CHI E’ SOGGETTO A SVILUPPARLA

Il tema più ricorrente nell’ambito della letteratura relativa a questo argomento è la possibilità che le persone a rischio di sviluppare un carattere narcisistico siano costituzionalmente più sensibili di altre ai messaggi emotivi non verbalizzati.

 

In particolare, il narcisismo è stato associato al tipo di bambino che sembra percepire in modo quasi soprannaturale gli affetti, gli atteggiamenti e le aspettative non dichiarate degli altri.

 

Sentimenti di vergogna e timori di essere svergognati pervadono spesso l’esperienza soggettiva del narcisista.

 

Il senso di colpa è la convinzione di essere cattivi o di avere compiuto una trasgressione e viene facilmente concettualizzato nei termini di un genitore interno  critico (è possibile guarirlo sai?), o di Super-Io.

 

La vergogna è il sentimento di essere considerato cattivo o trasgressivo.

 

La colpa si accompagna al sentimento di un’attiva potenzialità a fare il male.

 

La propensione all’invidia della persona narcisista è un fenomeno connesso.

 

Infatti generalmente un pensiero ricorrente del narcisista è questo:

Se sono interiormente convinto di avere qualche mancanza e di essere continuamente a rischio di venire scoperto nelle mie debolezze, sarò invidioso di coloro che appaiono soddisfatti o che hanno quelle risorse che secondo me potrebbero compensare le mie mancanze.

 

L’invidia potrebbe anche essere alla base dell’atteggiamento giudicante, verso se stessi e verso gli altri, che si osserva spesso nelle persone narcisiste.

 

Se mi sento carente e percepisco che a te non manca nulla, cercherò di distruggere quello che hai deplorandolo, disprezzandolo o criticandolo, in questo modo, affossando gli altri, il narcisista si sentirà “qualcuno”.

 

PROCESSI DIFENSIVI E PROCESSI ADATTIVI

L’idealizzazione e la svalutazione sono le difese da cui dipendono in modo più fondamentale.

 

Queste due difese sono tra loro complementari nel senso che quando il Sé è idealizzato gli altri sono svalutati e viceversa.

 

Un’analoga posizione difensiva in cui sono intrappolate le persone motivate narcisisticamente riguarda il perfezionismo: perseguono ideali irrealistici e si convincono di averli raggiunti (esito grandioso) oppure rispondono al fallimento con il sentimento di avere in sé una grave pecca, non accettando la propria umana fallibilità (esito depressivo).

 

La richiesta di perfezione si esprime in un atteggiamento cronicamente critico verso di sé o verso gli altri e nell’incapacità di provare gioia in mezzo alle ambiguità dell’esistenza umana.

 

A volte le persone narcisiste risolvono il loro problema di autostima considerando perfetto qualcun altro e poi gonfiandosi nell’identificazione con quella persona.

 

LA PERSONALITA‘ NARCISISTICA E RELAZIONI OGGETTUALI

Sebbene sia raro che una persona con un disturbo narcisistico della personalità vada in terapia con l’esplicito obiettivo di migliorarsi, non è insolito che si renda conto che nelle sue interazioni con gli altri qualcosa non funziona.

 

Lo stesso potrebbe succedere leggendo questo articolo, se sei narcisista probabilmente starai pensando che questo articolo non ti riguarda 🙂

 

Uno dei problemi nell’aiutare le persone con personalità narcisistica è far loro capire cosa significa accettare qualcuno senza giudicarlo ne sfruttarlo, esprimere sentimenti sinceri senza vergognarsi.

 

Gli psicologi del Sé hanno coniato il termine “oggetto sé” per indicare quelle persone che nella nostra vita alimentano un senso d’identità e di considerazione attraverso la loro conferma, ammirazione, approvazione.

 

Contribuendo a modulare l’autostima, essi collaborano o si sostituiscono a ciò che gran parte di noi fa anche interiormente.

 

Quasi tutti abbiamo oggetti-sé e ne abbiamo bisogno; se li perdiamo ci sentiamo sminuiti.

 

Tuttavia, la realtà, la società e la moralità esigono che gli altri siano qualcosa di più di oggetti-sé, che si riesca a vederli come realmente sono e nei loro bisogni, e non soltanto in termini di ciò che fanno per noi.

 

La persona narcisista ha talmente bisogno di oggetti-sé da far impallidire gli altri aspetti del rapporto.

 

Dunque, il costo più pesante di un orientamento narcisistico è l’arresto dello sviluppo della capacità di amare.

 

Il bisogno soverchiante di essere rassicurati del proprio valore toglie ogni energia per gli altri, tranne che nella loro funzione di oggetti-sé ed estensioni narcisistiche.

 

Il narcisista invia dunque agli amici e ai familiari messaggi ambigui: il suo bisogno degli altri è profondo, ma il suo amore per loro è superficiale.

 

Molti analisti sono convinti che alcune persone si comportano in questo modo perché a loro volta sono state usate come appendici narcisistiche. 

 

E’ possibile che i pazienti narcisisti abbiano avuto un’importanza centrale per i genitori o altre figure di accudimento non per quel che erano veramente ma per la funzione che svolgevano.

 

Tale messaggio fa si che il bambino creda che se vengono scoperti i suoi sentimenti reali verrà rifiutato o umiliato.

 

Questa situazione favorisce lo sviluppo di quello che Winnicott (1960a) ha chiamato “falso Sé”, e cioè la presentazione di quegli aspetti che conosciamo come accettabili.

 

Questo aspetto è davvero interessante, infatti quante volte diciamo ai bambini semplici ed apparentemente innocue frasi del tipo:

“comportati bene”

“fai il bravo”

“se non sei così non ti compro…”

“se non fai il bravo stasera lo dico a tuo padre”

“se fai colà fai piangere la mamma”

e atrocità simili.

 

Agendo in questo modo, instauriamo nel piccolo un vero e proprio tradimento del Sé, inducendolo ad essere chi non è e a fingere per essere essere accettato.

 

Se non l’hai letto, leggi l’articolo su come guarire il bambino interiore.

 

Da qui l’immensità di problematiche che sono oggi così evidenti in questa società totalmente spersonalizzata, manipolabile e assoggettabile alla stregua di un branco di pecore.

 

Un altro aspetto caratteristico dell’educazione di persone che diventano narcisiste è un’atmosfera familiare di continua valutazione.

 

Se sul figlio sono investite aspettative vitali per la propria autostima, ogni volta che le deluderà sarà direttamente o indirettamente criticato.

 

L’atmosfera valutativa di orgoglio e plauso costanti è ugualmente dannosa per lo sviluppo di un’autostima realistica.

 

Una possibile conseguenza del perfezionismo dei narcisisti è il tentativo di evitare ogni sentimento e azione che esprima la consapevolezza sia della fallibilità personale sia di una realistica dipendenza dagli altri.

 

In particolare, i narcisisti tendono a denegare rimorso e gratitudine.

 

Il rimorso per un proprio errore o un’offesa arrecata implica l’ammissione di un difetto; provare gratitudine per l’aiuto offerto da qualcuno vuol dire riconoscere il proprio bisogno e quindi bisognosi e vulnerabili: il narcisista si difende pensando e dicendo frasi del tipo:

“io non ho bisogno di nulla”

“so cavarmela benissimo da solo/a”

“non mi serve l’aiuto di nessuno”

“non ho bisogno di te, posso vivere benissimo da solo/a…”.

 

In realtà se è vero che l’Universo non considera il “NON” e noi siamo Universo/Dio, la richiesta di aiuto del narcisista è concreta ma camuffata da una parte di sé (il gendarme, la corazza) che vuole difendere (e aggiungo “azzittire”) il bambino interiore per non farlo soffrire, ma di fatto, privandolo di provare nel tempo ogni qualsivoglia emozione.

 

Poiché la persona narcisista tenta di edificare un senso di sé positivo sull’illusione di non avere né difetti né bisogni, teme che l’ammissione di un senso di colpa o di dipendenza tradisca qualcosa di vergognosamente inaccettabile e lo farebbe apparire debole agli occhi degli altri ma soprattutto ai suoi.

 

Scuse sincere e ringraziamenti sentiti saranno quindi rigorosamente evitati o gravemente compromessi nella persona narcisista, con grande impoverimento delle loro relazioni con gli altri.

 

Le relazioni con gli altri si rivelano spesso di cortesia, apparentemente felici, ma nascondono un fine secondario, che può essere affettivo o economico o di scambio.

 

Ma in pochi conoscono veramente chi è il narcisista, forse solo chi entra in relazione sentimentale con lui/lei.

 

Chiedersi se nell’evoluzione del narcisismo patologico (esiste anche quello non patologico, definito meglio come una corretta stima di sé e amor proprio, senza sottomettere nessuno) venga prima lo stato del Sé grandioso o quello del vuoto e vergogna può essere l’equivalente psicoanalitico del dilemma dell’uovo e della gallina.

 

Questi stati egoici contrastanti sono intimamente connessi, come la depressione e la maniacalità sono i lati opposti della stessa medaglia psicologica.

 

TRANSFERT E CONTROTRANSFERT: L’IMPRESA DEGLI PSICOLOGI E DEI LIFE COACH

La prima cosa che il terapeuta nota è la mancanza di interesse del narcisista per le esplorazioni del transfert, che gli altri tipi di persone trovano interessanti e utili.

 

I narcisisti hanno forti reazioni nei confronti del terapeuta; possono svalutarlo o idealizzarlo con notevole intensità ed entrambe le situazioni sono dei costrutti che li allontanano dalla verità, dal cercarsi veramente ed andare ad incontrare il proprio bimbo “Re”.

 

Nel mio libro ebook, “Sulla strada dell’Io Sono”, ho scritto un bel racconto (Il Bimbo RE) su come ho incontrato il mio bambino interiore, proprio il giorno di un mio compleanno.

Valuta se leggerlo, non costa tanto e aiuteresti molto la nostra associazione.

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Torniamo ai narcisisti…

Sono stranamente poco interessati al significato di tali reazioni e sinceramente disorientati per l’attenzione che il terapeuta o il life coach presta loro.

 

Si ha la sensazione, da parte di chi aiuta, che venga annullata la propria realtà di essere umano dotato di una certa competenza che sta sinceramente cercando di aiutare.

 

Collegàti a questi fenomeni sono i controtransfert che implicano noia, irritabilità, sonnolenza e una sensazione vaga che nel trattamento non accada nulla.

 

Il narcisista ha sempre dentro di sé il preconcetto che nessuno potrà aiutarlo/a.

 

Un terapeuta che sia in grado di aiutare una persona narcisista ad accettare sé stessa senza inflazione del Sé o disprezzo per gli altri avrà compiuto un’impresa molto apprezzabile ed insieme estremamente difficile.

 

Un requisito primario è la pazienza.

 

L’idea realistica che tutti siamo imperfetti e poco inclini al cambiamento è ben lontana da ciò che il narcisista ha interiorizzato.

Tutti dovrebbero  essere perfetti o compiacere l’idea di perfezione del narcisista.

 

I tentativi di aiutare un paziente narcisista richiedono anche una costante attenzione allo stato soggettivo latente della persona (cioè quello che sente e che pensa realmente mentre parlandoti ti manifesta tutt’altro), per quanto possa essere soverchiante quello manifesto.

 

Poiché anche il narcisista più arrogante è soggetto a sentimenti tormentosi di vergogna di fronte a quella che sente come una critica, i terapeuti devono stare attenti a formulare in modo sensibile i propri interventi.

 

La reputazione dei pazienti narcisisti come non adatti al trattamento deriva in parte dal fatto che spesso interrompono improvvisamente terapie che durano da anni nel momento in cui vengono feriti i loro sentimenti.

 

Questo alimenterà in loro l’idea e la certezza interiore che nessuno potrà aiutarli e salvarli, anche se loro di solito si ergono a paladini della giustizia e vogliono salvare (o cambiare) l’imperfetto mondo che sono costretti a vivere.

 

Non sono rari infatti i casi in cui il narcisista ama affermare che è stanco di questa vita e che a lui/lei ormai manca poco perché è “esausto”.

 

I narcisisti non ammettono i propri errori, non chiedono mai scusa e cercano di nasconderli a chi potrebbe scoprirli.

 

I narcisisti si vergognano profondamente di chiedere qualcosa, perché pensano che ammettere un bisogno denunci un difetto di Sé o la loro incapacità nel saper fare qualcosa.

 

Di conseguenza, si trovano in situazioni interpersonali in cui sono profondamente infelici perché l’altra persona non riesce ad intuire con facilità i loro bisogni e a offrire ciò che vogliono senza che debbano sottoporsi a quella che vivono come l’umiliazione di chiedere.

 

QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DELLE RELAZIONI D’AMORE NARCISISTICHE?
(fonte: Relazioni d’amore – normalità e patologia di O. F. Kernberg)

La risonanza edipica di ogni relazione d’amore fa si che la personalità narcisistica tenti inconsciamente di instaurare una relazione dominata dall’aggressività quanto o più che dall’amore, a causa della profonda frustrazione o del risentimento del passato, un passato che nella fantasia dovrebbe essere magicamente superato dalla gratificazione sessuale offerta dal nuovo oggetto.

 

I pazienti narcisisti mostrano una paura inconscia dell’oggetto d’amore, correlata all’aggressività proiettata (perenne stato di guerra interiore), e anche una particolare assenza di libertà interna di interessarsi alla personalità dell’altro.

 

La loro eccitazione sessuale è dominata dal profondo risentimento per ciò che viene vissuto come un intenzionale e provocatorio rifiuto della gratificazione primaria; dall’ingordigia, dall’avidità e dalla speranza di appropriarsi di ciò che venne rifiutato nel passato, per eliminarne il desiderio.

 

Per il partner narcisista la vita va avanti nell’isolamento; la dipendenza dall’altro è temuta in quanto rappresenta il riconoscimento sia dell’invidia per lo stato di pace raggiunto dal partner che della gratitudine per la dipendenza stessa.

 

La dipendenza è sostituita da un atteggiamento di sottile e continua richiesta, che si ritiene pienamente giustificato, e dalla frustrazione quando le richieste non vengono soddisfatte.

 

Si accumulano risentimenti che è difficile mettere da parte.

 

Questi risentimenti spesso sfociano in problemi fisici soprattutto nel plesso solare, stomaco e gola.

 

L’assenza di valori comuni preclude la possibilità di aprire un’area di interessi nuovi che possa offrire una nuova visione del mondo e delle relazioni.

 

L’assenza di curiosità per l’altro sbarra la porta alla comprensione della vita del partner.

 

Le fonti di gratificazione mancano e l’incapacità di contenere la rabbia, la frustrazione cronica e il senso di essere imprigionati dalla relazione finiscono con il prevalere, insieme all’attivazione di conflitti inconsci del passato e all’esplodere della frustrazione dell’aggressività nella relazione intima della coppia.

 

In ambito sessuale, l’invidia inconscia dell’altro trasforma l’idealizzazione del suo corpo in svalutazione; alimenta la trasformazione della gratificazione sessuale nel sentimento di essere riusciti ad invadere e incorporare l’altro.

 

Ci si può chiedere se le personalità narcisiste possano amare solo sé stesse.

 

Come ha osservato Van der Waals, non è che il narcisista ami solo sé stesso e nessun altro: egli ama male sé stesso come ama male gli altri.

 

Nell’esame delle dinamiche sottostanti è di centrale importanza l’invidia preedipica, cioè una specifica forma di rabbia e di risentimento contro un oggetto di cui si ha bisogno ma che viene vissuto come frustrante o rifiutante.

 

La cosa desiderata diventa così anche forma di sofferenza.

 

Tipico anche nelle relazioni dei dipendenti affettivi.

 

Se non l’hai letto, leggi anche l’articolo sulla dipendenza affettiva.

 

Per reagire a questa sofferenza si sviluppa un desiderio cosciente o inconscio di distruggere, di sciupare e di prendersi con la forza ciò che viene rifiutato.

 

Oppure di rinunciare del tutto ad ogni cosa.

 

Questo dipende da cosa ha imparato il bambino da piccolo e da come è stato umiliato, usato e controllato.

 

In entrambi i casi, i sentimenti della persona sono conflittuali e carichi di latente sofferenza.

 

La tragedia sta nel fatto che l’appropriarsi in modo rabbioso e avido di ciò che viene negato non porta alla soddisfazione, perché l’odio per ciò che si desidera sciupa ciò che viene incorporato, e il narcisista finisce sempre per sentirsi vuoto e frustrato.

 

Nello stesso tempo, dato che la bontà di ciò che l’altro ha da offrire è fonte d’invidia, la dipendenza da un oggetto d’amore diventa impossibile e deve essere negata.

 

il piccolo principe incontra il re narcisistaLa personalità narcisistica ha bisogno di essere ammirata piuttosto che amata.

 

Essi vivono la normale reciprocità di relazioni umana come uno sfruttamento e un’invasione.

 

Non possono provare gratitudine per ciò che ricevono dagli altri, di cui possono invidiare la capacità di dare liberamente.

 

La svalutazione degli altri, di contro, soffre di un desiderio di trasformare simbolicamente tutto l’amore e tutti i valori in escrementi.

 

Il bisogno di distruggere la coppia deriva da un’aggressività primitiva contro la coppia edipica.

 

Questi conflitti inconsci negli uomini ad esempio, possono essere portati alla patologia dalla relazione madre-bambino.

 

L’aggressione provocata, innescata o rinforzata da una madre fredda e rifiutante (o che usa il bambino come oggetto a cui veicolare il proprio amore, a prescindere se il bambino abbia dei bisogni o meno diversi da quelli suoi), da una trascuratezza grave, precoce o cronica, da una madre dimentica dei bisogni emotivi e della vita interiore del figlio; un rinforzo secondario tramite i conflitti con il padre ( o l‘assenza di una disponibilità o fisica da parte del padre) possono indurre invidia e odio intensi verso la madre.

 

L’odio per le donne e l’invidia per esse possono diventare un potente motore inconscio che intensifica i conflitti edipici.

 

Questi uomini purtroppo, odiano inconsciamente la donna desiderata.

 

Benché alle volte tende a prelevare la noia sessuale, alcuni continuano a utilizzare gli incontri sessuali per agire l’intensa ambivalenza nei confronti delle donne, di vendetta sadica e anche di compulsiva ripetizione masochistica causata dalla madre.

 

La sindrome di Don Giovanni riflette un ampio spettro di patologia narcisistica maschile: a uno degli estremi può essere un uomo che ha un disperato bisogno di sedurre le donne e viene trascinato in una relazione sessuale che finisce per frustrare ed umiliare la donna del momento; la seduzione è conscia, aggressiva, manipolatoria e abbandonare la donna è un piacevole sollievo.

 

Oppure, l’intensa ricerca compulsiva di nuove avventure può nascere da un‘idealizzazione della donna e dal desiderio di trovarne una che non lo deluda.

 

Un altro sintomo è l’assenza significativa della capacità di gelosia, che spesso indica l’inabilità di provare un sufficiente interesse per l’altro e che rende irrilevante l’infedeltà.

 

Paradossalmente, però, la gelosia può emergere a posteriori.

 

Un alto livello di gelosia può riflettere la ferita narcisista che la persona sperimenta quando il partner lo/a abbandona per qualcun altro/a.

 

Sensazione particolarmente violenta quanto più il partner era stato trattato prima con disprezzo o trascurato.

 

La gelosia che nasce da un tradimento può innescare un desiderio di vendetta.

 

Questi individui sono paralizzati dall’incapacità di valutare in profondità l’altra persona.

 

Le qualità “ideali” del partner possono venire svalutate, a causa dell’invidia inconscia, mentre la realtà della personalità del partner può essere vissuta come un’invasione, una costrizione, un’imposizione che il paziente interpreta come sfruttamento.

 

Nella sfera sessuale, a volte, la reciproca esperienza di eccitazione sessuale e di orgasmo viene vissuta e comunicata come ricerca di fusione, di perdono, di dipendenza ed espressione di gratitudine e di amore oltre che di ricerca del piacere.

 

Allora su questi incontri può cristallizzarsi qualche speranza.

 

Molti narcisisti devono sperimentare il fallimento di ripetute idealizzazioni di relazioni amorose prima di preoccuparsi per sé stessi tanto da essere motivati ad intraprendere un percorso di auto-conoscenza.

 

Il miglioramento è caratterizzato da una profonda sofferenza, durante la quale il/la narcisista può riconoscere ed elaborare l’aggressività, il desiderio di contrastarne gli effetti e di riparare al danno commesso e subito.

 

Questi processi possono avvenire anche nella vita quotidiana a prescindere dal percorso.

 

Un uomo con la tendenza ad ingigantire i propri meriti, una cinica svalutazione degli impegni morali, convinto che il mondo sia egoista, può inconsciamente scegliere una donna con una profonda fede nei valori etici e una profonda ammirazione di tali valori negli altri.

 

Nell’essere attratto da una donna del genere ed essere tentato di calpestarne i valori, come effetto della coazione a ripetere dei suoi conflitti narcisistici, egli può però anche mettere in atto l’inconscia speranza che ella trionfi moralmente sul suo cinismo.

 

Così, i tentativi di guarigione possono svilupparsi dall’ideale dell’Io di una coppia e dai conflitti inconsci passati.

 

Cosa può fare un/a narcisista per lasciare andare il suo passato e accettare il presente per iniziare a conoscere sé stesso veramente?

 

Beh, il primo passo è superare l’ostacolo più difficile, sé stesso!

 

Riconoscersi narcisista infatti è per chi lo è la cosa più difficile.

 

Una volta riconosciutisi è possibile affrontare il secondo duro ostacolo, quello di chiedere aiuto e mostrarsi in tutta la propria fragilità.

 

Fatto questo penso che molta strada sia già stata percorsa, mettersi in ascolto in tutta umiltà di sé stessi e di chi l’aiuterà, farà il resto del lavoro.

 

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La personalità Narcisistica… e tu, lo sei?ultima modifica: 2020-08-28T12:26:59+02:00 da Francesco Mazza

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